Ricordo di don Romolo

 

Lo scrittore inglese Chesterton in una sua opera diceva: “Il mondo perirà non per mancanza di meraviglie ma per mancanza di meraviglia!”
Il card. Ravasi commentando questo aforisma ha scritto che “l’umanità ad un certo momento scomparirà quasi nella sua umanità profonda e nella sua identità quando non avrà più la capacità di stupirsi, di contemplare.
Soprattutto nella visione religiosa ciò che importa è riuscire ad intravedere nell’interno del cosmo un messaggio trascendente, riuscire a trovare i segni del Creatore. In questa luce è indiscutibile che sia necessario avere questo stupore”.
Ciò che caratterizzava don Romolo era proprio lo stupore che provava davanti alla grandezza e alla misericordia di quel Dio tra le cui braccia si era completamente abbandonato fin dalla più tenera età e col quale ha vissuto in simbiosi la sua lunga vita. Sembra di sentire echeggiare in filigrana le parole del salmo 30: “In Te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso!”.
Egli sentiva una grande responsabilità, ma allo stesso tempo una gioia indicibile, ogniqualvolta celebrava messa, specialmente al momento della consacrazione.
Davvero pareva diventare un tutt’uno col Dio che teneva fra le dita, quando l’ostia si trasforma in carne e sangue divini.
Quante volte abbiamo assistito con trepidazione ed ammirazione alla sua commozione in quel particolare momento della celebrazione eucaristica, allorquando il fiato gli mancava e gli bloccava la voce e talvolta il pianto gli rigava il volto, talmente forte era il suo coinvolgimento emotivo durante quel breve ma fondamentale passaggio della liturgia eucaristica!
A volte, umilmente, si scusava con l’assemblea per quella che probabilmente considerava una fragilità, mentre invece per tutti noi era segno di una grande, inarrivabile sensibilità, comprovante la sua salda fede.
E nella funzione del Venerdì Santo la sua compartecipazione ai misteri del Cristo sofferente si ripeteva ogni anno, dilatandosi non solo al momento dell’elevazione, ma all’intera celebrazione, con interruzioni frequenti cariche di pathos.
In questi ultimi anni aveva sofferto molto per il calo continuo della vista e la fatica nella lettura si era fatta vieppiù evidente. Si aiutava con un tablet che gli permetteva di ingrandire le parole, ed era inoltre supportato dalle amorevoli attenzioni di suor Giuditta che gli preparava molti testi della messa scritti a grandi caratteri.
Si era pure sottoposto al trapianto di entrambe le cornee e per un certo periodo il miglioramento pareva dare qualche timido risultato.
Ricordo con grande emozione una messa pre-festiva del 2020 durante la quale rivelò ai fedeli presenti la sua grande meraviglia poiché di colpo vedeva gli astanti non al solito modo -come sagome indistinte- ma precisamente, nei dettagli delle loro fisionomie.
Ma durò poco e ultimamente anche i messaggi scritti su Whatsapp, che fino allo scorso anno ci scambiavamo abitualmente, si trasformarono in reciproche registrazioni vocali, per non sforzarlo nella lettura.
Ne conservo gelosamente parecchi sul cellulare e ne condivido volentieri uno degli ultimi con voi che state leggendo questo mio ricordo. Mi è particolarmente caro, anche perché risale solamente a Domenica 17 gennaio 2021 e mi piace pensarlo come un commiato che potrebbe addirittura essere considerato come suo epitaffio:
“Auguriamoci il sorriso domenicale, quello in cui siamo portati a sorridere perché sappiamo che il bene è più forte del male e che Cristo è risorto ed ha vinto la morte!”.
Buon riposo in Paradiso, caro don Romolo! Ti pensiamo tutti lì, in trepidante contemplazione del volto del tuo e nostro Signore!
Adesso i tuoi occhi stanchi e malati vedranno benissimo e potranno farti assaporare appieno la presenza di Gesù Cristo, Re dell’universo, col quale e nel quale vivrai in eterno, in un tripudio di emozioni, di stupore e di meraviglia, che già in terra avevi comunque pregustato. Sì, perché sei stato davvero un uomo e un sacerdote realmente innamorato di Dio!
Non ci resta che ringraziarti per averci condotto per mano a conoscere la bellezza, la bontà e la misericordia di Dio, testimoniandole ed incarnandole in prima persona.
Concludo condividendo con voi una preghiera che ho trovato casualmente (ma forse nulla è casuale…) che potrebbe essere scritta proprio da don Romolo stesso in quanto ben lo rappresenta e che possiamo far nostra per crescere nel nostro cammino spirituale:
“Signore, aiutaci a non essere persone che hanno già visto e capito tutto e di conseguenza hanno perduto la capacità di stupirsi. Facci scoprire ogni giorno la novità della Tua salvezza, perché la nostra testimonianza sia sempre autentica e viva. Tu che vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. Amen”.
 
 
Maurizio Manino
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